- Pubblicazione il 15 Gennaio 2026
Nella prima settimana del 2026 i dati relativi alle infezioni respiratorie acute diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità parlano di “14,1 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto alla settimana precedente”, con un’incidenza maggiore nella fascia di età 0-4 anni, dove si registrano 37 casi per 1.000 assistiti. È però lo stesso ISS a mettere le mani avanti: “La sospensione delle attività scolastiche riduce la trasmissione dei virus respiratori nelle fasce di età dove la circolazione è più intensa - scrivono gli esperti dell’Istituto nel bollettino periodico RespiVirnet - I dati riportati questa settimana, in particolare quelli provenienti dalla sorveglianza sentinella nella comunità, potrebbero non riflettere la reale incidenza e circolazione dei virus influenzali, a causa di una riduzione nel numero di visite e dei dati trasmessi, in concomitanza con le festività natalizie e con la chiusura delle scuole”.
Eppure negli ultimi giorni gli allarmi si sono moltiplicati: pronto soccorso sotto pressione, ospedalizzazioni sopra la media, la FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) che denuncia un forte sovraccarico per i medici di base e lamenta un incremento delle polmoniti conseguenti all’influenza.
Per fare chiarezza abbiamo chiesto un parere a Paola Faverio, in forze alla Struttura Complessa di Pneumologia della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori - Monza (MB) e Professoressa Associata di Malattie dell’Apparato Respiratorio all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. “Il picco delle infezioni respiratorie sia su scala nazionale sia su scala locale in questa stagione è già stato toccato nel periodo prenatalizio – commenta – a differenza di quanto accade di solito, i numeri delle infezioni, comunque, si mantengono alti anche in questa prima parte di gennaio, epoca di riapertura di scuole e uffici dopo la pausa natalizia. Speriamo in una lenta discesa dei contagi nelle prossime settimane. In realtà, qui da noi, a preoccupare è l’aumento delle polmoniti da Streptococcus pneumoniae, ovvero quelle comunemente dette ‘da pneumococco’. In passate stagioni, invece, si è assistito a una diffusione prevalente di Virus Respiratorio Sinciziale”.
Che il virus influenzale possa aprire la strada a polmoniti batteriche è risaputo, a causa dell’indebolimento delle difese delle vie respiratorie e dell’abbassamento delle difese immunitarie: “Però le forme più serie di polmonite e le conseguenti ospedalizzazioni, che in questi giorni stiamo osservando con particolare frequenza, sarebbero in realtà prevenibili con la vaccinazione anti-pneumococcica, consigliata a tutti gli over 65 anche se in buone condizioni di salute, e ai pazienti più giovani se presentano comorbidità, ma purtroppo ancora ben lontana dal raggiungere i numeri raccomandati – prosegue Paola Faverio – È quindi importante diffondere la cultura della prevenzione attraverso la vaccinazione”.
E se la forte pressione in atto sui pronto soccorso (i cui addetti sostengono che il 60% degli accessi sarebbe evitabile con una corretta gestione della situazione sul territorio) è confermata su tutto il territorio nazionale, Faverio a questo riguardo sostiene apertamente l’importanza del cosiddetto “Self management plan”, un processo di educazione del paziente con malattie croniche che punta a renderlo autonomo nel riconoscimento dei sintomi e nella conseguente destinazione di cura - medico di medicina generale, pneumologo o pronto soccorso – allo scopo di alleggerire la pressione sui servizi d’emergenza. “Si tratta di un’azione importante, che educa al riconoscimento di sintomi come dispnea, desaturazione, affaticamento improvviso, e alla conseguente identificazione del livello di assistenza necessario – spiega Faverio – Certo, un processo simile è però applicabile solo sui pazienti cronici, che conosciamo e seguiamo da tempo. Per una persona sana, che magari non ha mai avuto problemi di salute respiratoria, dare indicazioni precise senza una valutazione di persona è decisamente più difficile”.
La raccomandazione principale, quindi, resta una: vaccinarsi. Perché antiinfluenzale, anti-pneumococcica e anti-virus respiratorio sinciziale non restino solo nomi sulla carta. E per risparmiare a tante patologie serie e lunghe degenze ospedaliere.
Alessandra Rozzi
Ufficio Stampa AIPO-ITS/ETS


