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Cosa è utile sapere e cosa dovrebbero fare i pazienti affetti da patologie respiratorie croniche in corso di pandemia da COVID-19

Le malattie respiratorie croniche sono tra le principali cause di morbilità e mortalità nella popolazione italiana, in particolare in quella con età superiore ai 40 anni, e la loro crescita è in continuo aumento. Si stima che ben il 6-8% della popolazione italiana sia affetta da BPCO e una percentuale lievemente superiore, pur se con diversa distribuzione per classi di età e fattori di rischio, è affetta da asma bronchiale e da sindrome delle apnee notturne. Anche se la loro prevalenza è nettamente inferiore, le interstiziopatie polmonari, in particolare la fibrosi polmonare idiopatica, la fibrosi cistica e le bronchiectasie, hanno un significativo impatto sulla popolazione italiana.

L’apparato respiratorio è il principale bersaglio e strumento di diffusione e trasmissione del COVID-19, recentemente definito anche come SARS-CoV-2 (Sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2). I coronavirus umani costituiscono un’ampia famiglia di virus respiratori e possono causare malattie delle vie aeree e del polmone da lievi a gravi. Tra queste quelle più importanti per l’uomo sono la MERS (Sindrome respiratoria medio orientale) e la SARS (Sindrome respiratoria acuta grave), oltre al già citato SARS-CoV-2. 

Trasmissione del COVID-19

Il coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto con le goccioline prodotte dall’apparato respiratorio che sono emesse con la tosse e gli starnuti, raggiungendo in questo modo la distanza di alcuni metri dal soggetto contagiante, o con la respirazione. Ovviamente anche le superfici che hanno impattato con le goccioline prodotte dagli starnuti e dalla tosse, in particolari le mani, diventano vettori del virus, anche se la fonte principale di trasmissione è l’aerosol prodotto durante la respirazione.

Le vie aeree e il polmone come bersaglio del COVID-19

Il virus si lega ad alcune strutture molecolari che sono presenti sulle cellule dell’apparato respiratorio e questo spiega perché il polmone è il principale bersaglio dell’infezione e perché il COVID-19 può provocare delle polmoniti virali.

 

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FAQ

  • Per quanto sia dimostrata la stretta relazione tra infezione da COVID-19 e polmone non ci sono al momento evidenze che dimostrino un’aumentata suscettibilità dei pazienti con patologie respiratorie croniche di contrarre infezioni da COVID-19.
  • E’ invece dimostrato che i pazienti anziani con comorbilità sono quelli a maggior rischio di sviluppare gravi complicanze polmonari che possono avere anche un esito fatale. I pazienti con BPCO sono frequentemente anziani e presentano diverse comorbilità e sono in questo senso a maggior rischio.
  • Inoltre è possibile che nel caso in cui soggetti con gravi patologie croniche polmonari sviluppino una polmonite interstiziale da COVID-19 possano andare incontro ad una maggiore compromissione degli scambi respiratori.
  • Non esistono attualmente chiare evidenze che i soggetti con vari gradi di immunodepressione, ad esempio in terapia immunosoppressiva per patologie polmonari, abbiano un elevato rischio di contrarre infezione da coronavirus ma è bene che questi pazienti evitino scrupolosamente ogni possibile fonte di contagio per le possibili conseguenze dell’infezione. 
  • Un fattore di rischio evidenziato da molti studi è una storia attuale o pregressa di fumo.

I pazienti con patologie croniche polmonari dovranno pertanto fare ogni sforzo per evitare di contrarre l’infezione da coronavirus rispettando scrupolosamente le indicazioni diffuse dal Ministero della Salute come:

  • rimanere in casa quanto più possibile
  • lavarsi spesso le mani
  • se è necessario uscire di casa per impegni non prorogabili, evitare luoghi affollati e mantenere una distanza di sicurezza di almeno 1 metro (distanziamento sociale)
  • evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani
  • in caso di comparsa di sintomi simil influenzali evitare di andare in Pronto Soccorso ma contattare il proprio medico di base o i numeri regionali
  • coprire naso e bocca con fazzoletti monouso in caso di tosse

Vanno inoltre seguite le buone norme di prevenzione delle infezioni respiratorie ed i corretti stili di vita:

  • smettere di fumare se si è ancora tabagisti
  • cercare di mantenere una discreta attività fisica anche se in casa
  • cercare di mantenere una alimentazione ricca di frutta e verdura ed un ottimale apporto di vitamina D
  • le vaccinazioni anti influenzale ed anti pneumococcica anche se non hanno effetto sul virus COVID-19 rappresentano comunque un utile ed efficace presidio preventivo nei confronti di comuni infezioni dell’apparato respiratorio.
  • I pazienti affetti da BPCO o Asma Bronchiale devono mantenere le terapie inalatorie prescritte al fine di prevenire l’insorgenza di riacutizzazioni. Una riacutizzazione in corso di infezione da coronavirus rappresenterebbe un ulteriore fattore di rischio che aggraverebbe la condizione del paziente.
  • Ancora più stringente è l’indicazione di mantenere le terapie per l’asma grave con farmaci biologici al fine di evitare riacutizzazioni che implicherebbero l’impiego di prolungati cicli di cortisone.
  • Lo stesso vale per le terapie di altre patologie croniche polmonari, ad esempio il trattamento per la fibrosi polmonare idiopatica ed altre gravi patologie polmonari.
  • Per i pazienti con BPCO il mantenimento del trattamento delle comorbilità, ad esempio dell’ipertensione o dello scompenso cardiocircolatorio, è essenziale al fine di evitare complicanze che possono far precipitare il compenso respiratorio dei pazienti.

No. L’infezione può essere contratta da chiunque e non ci sono evidenze nella letteratura scientifica che i pazienti con bronchiectasie abbiano un maggior rischio di contrarre un’infezione da coronavirus. In caso di infezione respiratoria da coronavirus l’evoluzione dipenderà dallo sviluppo o meno di una polmonite virale e dalla gravità della sua patologia respiratoria di base, ad esempio estensione delle bronchiectasie e colonizzazione batterica. Ma in ogni caso, come per qualunque altro soggetto che contrae un’infezione respiratoria da coronavirus, il decorso può essere anche lieve e limitarsi a sintomi infettivi delle prime vie aeree.

Ovviamente nel suo caso è estremamente importante seguire scrupolosamente tutte le norme utili ad evitare il contagio. Il team di che ha eseguito il trapianto ed il centro che la segue potrebbero già aver predisposto un piano personalizzato che dovrà seguire in caso di infezione. 

Finora i fattori di rischio che hanno concorso ad un esito infausto - decesso - sono stati identificati nell’età avanzata e nell’esistenza di plurime comorbilità incluse quelle polmonari. Ciononostante, è importante sottolineare che la maggior parte delle persone, anche di quelle con malattie polmonari croniche preesistenti, ha manifestato forme lievi di infezione, seguite da una completa guarigione.

Alcuni accorgimenti dovrebbero essere adottati da tutti noi per limitare i rischi e diventano particolarmente importanti per chi ha l’asma o un’altra patologia polmonare:

  • non toccarsi la bocca, il naso o gli occhi se non ci si è prima lavati le mani
  • evitare il contatto con persone malate (tenere una distanza di 1-3 metri)
  • avarsi le mani accuratamente dopo aver toccato superfici potenzialmente contaminate

Alla popolazione viene consigliato di indossare una mascherina solo in presenza di sintomi come tosse o febbre per evitare l’eventuale contagio di altre persone o se si assiste una persona che presenta questi sintomi.

Indossare una mascherina potrebbe indurre un falso senso di sicurezza, ad esempio soffermandosi in luoghi affollati perché ci si sente protetti. Bisogna invece comprendere che l’unico elemento di vera sicurezza è il distanziamento sociale e il mantenere una distanza, in luoghi comunitari, di almeno 1-2 metri da altre persone.

Dovete assicurarvi che il bambino stia assumendo i farmaci prescritti dal medico curante per gestire l’asma in modo appropriato.

E’ importante seguire le direttive del suo medico e le informazioni fornite dal Ministero della Salute in merito al COVID-19. Nelle aree in cui si sono registrati pochi casi di COVID-19 non sono necessarie ulteriori misure specifiche rispetto a quelle già sopra descritte.

Al momento non esiste alcuna evidenza che i comuni animali da compagnia come gatti e cani abbiano contratto il virus.

Al momento non esistono studi che possano sostenere l’impiego di queste classi di farmaci nel prevenire le infezioni da COVID-19.

No, il tampone è limitato alla ricerca del virus. In alcuni casi, a giudizio del medico curante, può essere indicato effettuare anche un esame colturale sull’espettorato nel caso in cui si sospetti anche una sovrainfezione batterica. 

Sono in corso studi controllati per dimostrare in modo definitivo l’utilità di tocilizumab, anticorpo monoclonale anti IL-6, i primi dati sono comunque incoraggianti. Non disponiamo ancora di chiari biomarcatori predittivi dell’efficacia di questo farmaco.

Gli studi epidemiologici fino ad ora effettuati non hanno evidenziato che le bronchiettasie rappresentino di per se un fattore di rischio per contrarre una infezione da COVID-19, se svolge un lavoro a contatto con il pubblico è necessario mantenere una distanza di sicurezza e adottare sistemi di protezione. Come è noto non ci sono farmaci antivirali specifici e gli antibiotici sono utili solo per le sovrinfezioni batteriche, che nel suo caso riferisce frequenti in quanto bronchiettasico. Come abbiamo già precedentemente segnalato l 'adozione scrupolosa di corrette norme comportamentali di igiene e il distanziamento sociale riducono sostanzialmente il rischio. Un'ulteriore possibilità è quella, compatibilmente con le esigenze e necessità di ogni singolo soggetto, di ridurre al massimo i contatti Interpersonali.

Certamente come abbiamo già avuto modo di sottolineare non esistono in letteratura segnalazioni circa un aumentato rischio di contrarre una infezione da COVID-19 nei soggetti che utilizzano steroidi Inalatori o lama o laba, di fatto una interruzione della terapia espone al rischio di riacutizzazioni e la concomitanza tra riacutizzazioni e infezione respiratoria da COVID-19 ne può aumentare la pericolosità.

La vaccinazione anti-pneumococcica induce una protezione nei confronti delle polmoniti da pneumococco, che è il battere che più comunemente provoca le polmoniti acquisite in comunità, ma non dalla polmonite virale provocata dal COVID-19 , comunque rappresenta un importante presidio di prevenzione in particolare nei soggetti fragili con diverse patologie croniche. Se è clinicamente stabile può effettuare la vaccinazione, attenzione però in questo momento nel recarsi in ambienti affollati.