- Pubblicazione il 27 Marzo 2025
Il cambiamento climatico non costituisce solo un problema ambientale, ma anche una preoccupazione crescente sul fronte della salute pubblica. In particolare la crescita delle temperature medie e la riduzione delle giornate con temperature gelide prolungano la lunghezza della stagione dei pollini di 45 giorni e più, con conseguenze che impattano in particolare – oltre che sulla folta popolazione degli allergici - sui bambini malati di asma (il 20% dei piccoli italiani) e su quel 17% di over 65 che soffre di problemi respiratori cronici, tra i quali si osserva un incremento di mortalità fino al 116% legata proprio all’esposizione prolungata ai pollini.
L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi a Cetara (SA) nel corso del convegno “Libero Respiro: La Medicina Respiratoria e Immunologia nel mondo reale” dagli allergologi del SIAAIC (Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica). Se nel 2023 le giornate senza gelate sono state 10 in più rispetto alla media degli anni 1991-2020, infatti, questo ha portato a un anticipo della stagione “allergica” anche di 25 giorni in primavera, e a un suo prolungamento fino a tre settimane in autunno. Con sintomi più accentuati e protratti per i 10 milioni di pazienti allergici del nostro Paese, ma non solo. Perché in aggiunta al riscaldamento globale, anche lo smog gioca la sua parte: "Livelli più elevati di CO2 nell'aria possono aumentare la produzione di pollini nelle piante. E a causa dei persistenti tassi elevati di inquinamento da CO2 secondo una ricerca americana del 2022, a fine secolo l'aumento della produzione di pollini potrebbe arrivare al 200%" afferma infatti il Presidente SIAAIC Vincenzo Patella. Anche se un aiuto potrebbe venire dalle Pubbliche Amministrazioni, cui SIAAIC mette a disposizione un prontuario per ridurre gli allergeni circolanti nell’aria, che va dallo scegliere essenze meno produttive in termini di pollini alla gestione del verde pubblico di notte e nei giorni senza vento.
Allergie respiratorie in crescita
Smog e climate change sono gli imputati numero uno per la crescita delle allergie respiratorie, che ormai interessano – dati Istat alla mano - il 28% degli italiani. "Negli ultimi anni, il numero di persone colpite da patologie allergologiche è aumentato vertiginosamente – commenta ancora Patella - Nel triennio 2018-2020, l'incidenza di nuovi casi era pari all'11% annuo, ma nel 2024 il dato era già salito al 16%. Quest'anno la stagione pollinica è iniziata 25 giorni prima rispetto alle previsioni".
Le stime parlano di un’incidenza dell’ambiente sullo sviluppo di allergie pari al 70%, mentre la predisposizione genetica “conterebbe” solo per il 30%. E l’aumento vertiginoso delle allergie stesse (in particolare delle riniti allergiche) colpisce particolarmente i bambini, con un aumento – nel solo 2025 - del 5-10% di casi.