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150 alberi per le città Mediterranee: un aggiornamento dei potenziali allergenici

Di Paloma Cariñanos, Francesca Marinangeli

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Il Greening urbano oggi è una necessità dettata dal cambiamento climatico, che determina condizioni climatiche ed ambientali sempre più estreme proprio nelle città, luoghi di maggior concentrazione di abitanti. L’utilizzo del cemento in città rende urgenti misure di salvaguardia di aree verdi e impianti arborei lungo le strade, limitando gli impatti di quelle distese di asfalto che determinano le isole di calore, con innalzamenti notevoli di temperatura e riduzione dell’evapotraspirazione naturale che fa degli alberi in modo particolare dei condizionatori naturali.

Nella scelta delle specie per gli impianti di verde urbano è imprenscindibile considerare l’impatto o il disservizio dell’emissione di pollini da parte dei vegetali, che affidano ai vettori ambientali (particolarmente al vento, per le specie anemofile) la loro riproduzione naturale. Tali pollini possono risultare allergenici o sensibilizzare la popolazione predisposta.

Da ricordare che già la prima Carta dei diritti del malato respiratorio (Dottorini ML, 2016) riportava l’urgenza di informare i pazienti in merito alla presenza di pollini in città e attuare piani ipoallergenici del verde urbano, come anche previsto per la prima volta in Italia nella Strategia del Verde Pubblico (MATTM, 2018).

Metodi

E’ stato definito a tal proposito per le specie vegetali un indice di allergenicità potenziale (Cariñanos et al., 2014), basato su tre fattori ecologici prevalenti: il tipo di impollinazione, la durata della fioritura, la presenza di allergeni nel database internazionale Allergen Nomenclature Database WHO/IUIS; nel 2021 la stessa aerobiologa Paloma Cariñanos, e la ricercatrice del Crea Francesca Marinangeli, coordinatrice del Comitato scientifico del progetto Borghi del Respiro (di cui AIPO-ITS è partner), col progetto internazionale Breathing in the Parks, hanno revisionato i potenziali allergenici delle principali specie usate nei parchi urbani di città Mediterranee (Italia-Spagna), giungendo a definirlo per 150 gruppi sistematici (specie, o generi), e pubblicato (2021) dalla prestigiosa rivista Urban Forestry & Urban Greening.

Tale indice (VPA=Valore del Potenziale Allergenico) esprime l’allergenicità potenziale di una specie vegetale (non sono considerate sottospecie o varietà coltivate) o del genere di appartenenza della specie (qualora indicato solo il primo epiteto nella nomenclatura binomiale) quali sorgenti di polline allergenico diffuso nell’ambiente, durante il periodo di pollinazione, e viene assegnato in modo qualitativo in 5 classi (VPA=0: nullo; VPA=1-6: basso; VPA= 8-12: moderato; VPA= 16-24: alto; VPA=27-36: molto alto) come descritto. L’indice VPA è stato poi esteso in modo areale e sulla base della numerosità delle specie, al calcolo dei potenziali allergenici dei parchi urbani, nell’indice derivato Indice di allergenicità delle aree verdi (Iugza) di cui però l’articolo presente non tratta.

Il VPA tiene conto anche del lavori scientifici pubblicati in merito a test di reattività effettuati in relazione alla data specie, e quindi alla possibilità di causare sensibilizzazione allergica (eventuali approfondimenti possono essere richiesti alle autrici). Per la tabella completa delle 150 specie si rimanda a quanto pubblicato open-source ed indicato in bibliografia. Qui viene trattata una sintesi critica. Le nomenclature delle specie sono aggiornate con la Flora d’Italia (edizione 2019 del Pignatti) e Flora Iberica (2012).

Sull’allergenicità potenziale sulla base dell’evidenza scientifica dei lavori pubblicati si è espresso anche Ortolani et al., 2015, pertanto il lavoro è consistito nel confrontare i valori assegnati alle 100 specie da tali autori, con quelli assegnati da Cariñanos et al. dal 2014, e ragionare sulle tendenze delle specie in relazione al cambiamento climatico, assegnando pertanto in via prudenziale dei valori ritenuti plausibili che vengono qui proposti. Le diverse specie, secondo le loro caratteristiche autoeologiche e coevolutive, presentano diversi potenziali allergenici. Un impianto ben progettato tiene conto di tali caratteristiche, andando a calibrare pochissimi o nessun individuo di alta potenzialità allergenica, un medio e diversificato numero di individui di specie mediamente o scarsamente allergeniche, e un numero non limitato di specie a nullo potenziale, certi così di non creare danni alle presenti e future generazioni: per questo , un verde sostenibile dalla natura e dall’uomo.

Viene presentata una sintesi in lingua italiana del suddetto lavoro, fornendone anche una interpretazione critica in merito alla lettura che un esperto di allergie ambientali o/e di verde urbano potrà farne.

Risultati

Nelle variazioni più importanti rilevate tra i due lavori, risulta un elenco di specie la cui valutazione del potenziale allergenico si è alzata di una o più classi (per l’elenco completo si rimanda al lavoro da consultare); risultano pertanto:

  • Particolarmente allergeniche (di cui evitare l’impianto, specialmente nelle aree sensibili): le specie di allergenicità già nota: la Betulla (Betula spp); Broussonetia papyrifera; Causarina equisetifolia; alcune conifere esotiche (Chamaercyparis lawsoniana; Cryptomeria japonica; Cupressuscyparis leylandii; Metasequoia glyptostroboides; Hesperocyparis macrocarpa, Taxodium distichum); il tasso (Taxus baccata); Platycladus orientalis; Podoracpus neriifolius; Tetraclinis articulata; il nocciolo (Corylus avellana);

Le specie la cui valutazione è stata aggiornata (2021) sulla base delle ricerche pubblicate dalle autrici: i cipressi di ogni specie (Cupressus spp), le thuje (Thuja spp) e i ginepri, della stessa famiglia (Juniperus); i gelsi (Morus alba, M. nigra), il Frassino, rivalutato per la maggior durata della pollinazione (Fraxinus excelsior); l’olivo (Olea europaea), il quale già noto come allergenico, vedeva la valutazione di un breve periodo di pollinazione: tuttavia, considerando le diverse varietà e zone climatiche, e la diffusione aerea del polline, tale periodo si può considerare esteso da aprile a luglio, determinando un innalzamento dell’indice potenziale; il carpino bianco (Carpinus betulus);

  • Altamente allergeniche (se possibile trovare alternative, piantare individui femmina se dioiche e comunque limitare il numero di individui al minimo): ailanto (Ailanthus altissima), specie dioica ed invasiva le cui direttive europee ad oggi ne vietano l’impianto; gli ontani (Alnus spp); Araucaria; Carya; Chamaerops humilis; il Ginkgo, specie fossile resistente all’inquinamento, particolarmente bella per la forma ed il fogliame, apprezzabile in un parco, ma meglio se si usa la pianta femminile, anche se imbratta per i frutti (Ginkgo biloba, specie dioica); il comune noce (Juglans nigra); il carpino nero (Ostrya carpinifolia); platani e pioppi; i salici, e l’olmo (Ulmus spp); tra gli aceri, prediligere A. negundo;
  • Moderatamente allergeniche (da preferire rispetto alle specie dei gruppi precedenti): Liquidambar styraciflua; i cedri (Cedrus spp), e pini (Pinus spp) che risultano le conifere da preferire, in senso assoluto, negli impianti urbani e “pinete” dal valore balsamico importante per il benessere respiratorio, rispetto ai cipressi, e alle conifere già citate; i larici (Larix decidua), sempre appartenenti al grupo delle conifere, ma essi richiedono ambienti freschi, e perdono gli aghi in inverno; il bagolaro, particolarmente usato nei viali alberati, resistente all’inquinamento, e qui rivalutato con un certo potenziale perché può presentare impollinazione anemofila (Celtis autralis); l’eucalipto, (Eucalyptus camaldulensis) specie balsamica e mellifera, usata come frangivento nelle aree aride ed assolate, che presenta una impollinazione anche anemofila, da impiantare con attenzione perché in estate può produrre Ozono come inquinante locale, come i tigli, molto usati nei parchi (Tilia spp), per l’elevata concentrazione di pollini prodotti la cui allergenicità è dimostrata da diversi autori; le tamerici, idonee per le aree costiere perché tolleranti della salinità (Tamarix spp), rivalutate per la segnalazione di allergeni nel database Allergome©; la palma Trachycarpus fortunei vede aumentare la valutazione del potenziale per la pollinazione anfifila come dimostrato in lavori pubblicati e relativi ad ambienti termofili.
  • Per nulla o pochissimo allergeniche Pur se numerose specie sono a medio-alta allergenicità, la scelta è comunque possibile, al fine di tutelare la salute umana al meglio: infatti, su 150 totali, ci sono 86 specie/generi il cui uso non prevede, sulla base delle attuali conoscenze, delle limitazioni: sono quelle a potenziale basso o nullo. Eccone la lista pubblicata, in ordine di VPA e quindi alfabetico:

Gruppo sistematico (Specie/genere*)

*spp=specie plurime del genere citato

Valore Potenziale Allergenico quantitativo

Abies

1

Acacia spp

1

Aesculus hippocastanum

1

Albitia julibrissin

1

Arbutus unedo

1

Bahuinia spp

1

Brachychiton spp

1

Camelia japonica

1

Campsis radicans

1

Catalpa bignoinoides

1

Cedrus atlantica

1

Ceibia insignis

1

Ceratonia siliqua

1

Cercis siliquastrum

1

Chimonantus praecox

1

Citrus spp

1

Cornus sanguinea

1

Cotoneaster spp

1

Crataegus spp

1

Cydonia oblonga

1

Diospyros kaki

1

Dombeya wallichi

1

Dracena drago

1

Eleagnus angustifolia

1

Eryobotria japonica

1

Erythrina spp

1

Euonymus japonicus

1

Feijoa sellowiana

1

Ficus spp

1

Ficus carica

1

Firmiana simplex

1

Forsythia viridissima

1

Gleditsia triacanthos

1

Grevillea robusta

1

Gymnocladus dioicus

1

Hibiscus syriacus

1

Hovenia dulcis

1

Ilex aquifolium

1

Jacaranda mimosifolia

1

Koelreuteria paniculata

1

Laburnum anagyroides

1

Lagerstroemia indica

1

Lagunaria patersonii

1

Laurus nobilis

1

Liriodendron tulipifera

1

Magnolia spp

1

Malus spp

1

Melia azederach

1

Mespilus germanica

1

Metrosideros excelsa

1

Musa spp

1

Myrtus communis

1

Nerium oleander

1

Parkinsonia aculeata

1

Pawlonia tomentosa

1

Persea gratissima

1

Photinia serrulata

1

Phillyrea angustifolia

1

Phytolaca dioica

1

Picea spp

1

Pittosporum tobira

1

Populus x canadensis

1

Populus spp

1

Prunus spp

1

Pseudotsuga menzioesii

1

Punica granatum

1

Pyrus spp

1

Rhus typhina

1

Robinia pseudoacacia

1

Rosa spp

1

Rosmarinus officinalis

1

Sambucus nigra

1

Schinus spp

1

Sophora japonica

1

Sorbus spp

1

Spiraea x vanhouttei

1

Tipuana tipu

1

Viburnum tinus

1

Washingtonia spp

1

Wisteria sinensis

1

Yucca spp

1

Amelanchier canadensis

0

Berberis julianeae

0

Lavandula angustifolia

0

Maclura pomifera

0

Mahonia aquifolium

0

 

Da segnalare, quindi, che oltre a tali usi, le tabelle complete indicate nel lavoro, possono essere di utilità anche ai fini diagnostici per pneumologi ed allergologi, in relazione alla segnalazione di sintomi insorgenti in alcuni periodi dell’anno ed in pazienti residenti nelle zone in cui possono essere presenti tali piante.

Conclusioni e sviluppi

Non occorre demonizzare le specie allergeniche nelle pratiche di imboschimenti urbani: sarebbe negativo veder scomparire, ad esempio, piante come il Ginkgo o il Bagolaro dalle nostre città; tuttavia, ogni impegno deve essere profuso per diffonderne la conoscenza, l’identificazione, la conoscenza del periodo di pollinazione, la formazione di personale con corsi sviluppati sul tema, ed eventuali monitoraggi pollinici ad hoc effettuati nell’area di interesse; in generale nei progetti relativi agli impianti di verde considerare come primo parametro di scelta un medio/basso potenziale allergenico, optando particolarmente le specie entomofile, quindi a cascata tutti gli altri fattori normalmente consigliati ai progettisti: acclimatazione, rusticità, areale di origine (autoctone/alloctone), imbrattamento, tipologia di apparati radicali, costi di manutenzione, fioriture ed aspetti ornamentali, e così via. Nel caso di necessità di impianto di specie fortemente allergeniche, limitare il numero, diversificare le specie per un’elevata biodiversità, scegliere individui femminili di una specie se possibile, oppure prevedere nei costi gestionali opportune potature volte a mantenere la specie nell’Habitus vegetativo, evitandone ossia la fiotirura/pollinazione o limitandone la durata. Con il cambiamento climatico specie che finora non pollinavano (es Cipressi) in ambienti freschi (circa sopra 1000 msm), oggi possono produrre polline andando a determinare l’insorgenza di patologie allergiche laddove prima non erano segnalate; inoltre, la riduzione generale dell’inquinamento urbano chimico da emissioni antropogene (scarichi industriali e di veicoli, in particolare diesel), è una misura utile a limitare quel fenomeno dimostrato scientificamente per cui l’allergenicità potenziale si esprime in presenza di inquinanti, che interagendo con le strutture esterne dei pollini, ne modificano le proteine dell’involucro. Infine, va tenuto conto che sono preferibili specie la cui pollinazione sia limitata nel tempo, quali i Pini o i Cedri, specie che conferiscono alle città nei loro pressi un’atmosfera balsamica e benefica per tutto il resto dell’anno.

Di Paloma Cariñanos, Francesca Marinangeli

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Bibliografia essenziale

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