- Pubblicazione il 03 Luglio 2026
I programmi di riabilitazione polmonare (PR) sono consolidati nella broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), ma presentano evidenze limitate nell’asma moderato-grave, dove la letteratura si è concentrata quasi esclusivamente sull'allenamento aerobico di resistenza (endurance training, ET), trascurando l'efficacia del condizionamento della forza muscolare periferica (strength training, ST). Per colmare tale divario, lo studio clinico controllato randomizzato, monocentrico e a gruppi paralleli condotto da Giuseppe Lo Bello e colleghi ha valutato gli effetti dell'aggiunta di un protocollo di ST a un programma standardizzato di ET e di educazione terapeutica in pazienti adulti con asma da moderato a grave. La ricerca ha arruolato soggetti adulti (18-80 anni) con asma grave (stadi GINA 4 e 5) in terapia inalatoria massimale ottimizzata, sintomatici al momento dello screening e ospedalizzati per PR presso gli Istituti Clinici Scientifici Maugeri di Tradate. I rigidi criteri di esclusione hanno escluso soggetti con BPCO, forti fumatori (>10 pacchetti/anno), obesi (BMI≥30 kg/m2), o affetti da deficit cognitivi e severe comorbilità cardiovascolari o muscoloscheletriche. Un campione di 61 partecipanti è stato randomizzato per ricevere sessioni quotidiane di ET associate a un protocollo di ST nel Gruppo di Studio (SG), oppure a un intervento simulato (sham) di mobilità a carico naturale nel Gruppo di Controllo (CG). L'intervento è durato circa 14 sessioni giornaliere, con valutazioni in cieco al baseline, alla dimissione e a 12 mesi. L'outcome primario era la variazione dell'Asthma Quality of Life Questionnaire (AQLQ); gli outcome secondari includevano il controllo dell'asma (ACQ-6), la capacità funzionale (6-Minute Walking Distance, 6MWD) e la contrazione volontaria isometrica massima dei muscoli quadricipite e bicipite brachiale. Al termine dell'intervento, il punteggio globale AQLQ è aumentato in modo statisticamente significativo in entrambi i bracci (Gruppo SG: da 4.67 a 5.31, p<0.001; Gruppo CG: da 4.69 a 5.12, p=0.02), ma il confronto diretto intergruppo non ha rilevato differenze significative, indicando l'assenza di un effetto additivo dello ST sulla qualità della vita globale. Una tendenza analoga è emersa per l'ACQ-6, diminuito in ambo i gruppi, e per il 6MWD, dove l'incremento della distanza media è risultato sovrapponibile (Gruppo SG: da 498.4 a 537.1 metri, p<0.001; Gruppo CG: da 492.3 a 529.8 metri, p<0.001). Al contrario, la forza isometrica del quadricipite e del bicipite è aumentata significativamente solo nel gruppo SG, con una quota maggiore di pazienti che ha raggiunto la differenza minima clinicamente importante per il quadricipite. A 12 mesi dalla dimissione tutti i benefici clinici, funzionali e muscolari sono regrediti ai valori basali in entrambi i gruppi, senza variazioni nel tasso di riacutizzazioni annuali.
Il mancato effetto dello ST sull'AQLQ totale riflette la natura multidimensionale del test, sensibile alla sfera emotiva e ambientale, ma non ai guadagni biologici della forza muscolare distrettuale.
Fisiopatologicamente, i pazienti con asma grave subiscono un decondizionamento muscolare: la paura di indurre broncospasmo da esercizio favorisce la sedentarietà, la quale causa atrofia da disuso delle fibre periferiche, transizione verso il metabolismo anaerobico e riduzione della densità mitocondriale. Un muscolo decondizionato produce più acido lattico, stimolando i chemiocettori e aumentando la ventilazione minuto, il che esaspera la percezione della dispnea a parità di carico. Tra i punti di forza dello studio spiccano la cecità degli assessor, il disegno con controllo sham e la riproducibilità a basso costo; tra i limiti, l'eterogeneità basale dell'ossido nitrico esalato (FeNO), la perdita di dati post-trattamento (FeNO e test da sforzo cardiopolmonare), la natura monocentrica e l'assenza di indicatori socioeconomici. In linea con la letteratura, Toennesen e colleghi (1) confermano che l'allenamento ad alta intensità combinato migliora il controllo della malattia e riduce la dispnea; Freitas e colleghi (2) ribadiscono che l'ET riduce l'infiammazione sistemica e bronchiale; infine, la meta-analisi di Eichenberger e colleghi (3) evidenzia come l'attività fisica non modifichi la spirometria a riposo, ma elevi la soglia di tolleranza allo sforzo e riduca la ventilazione minuto, supportando teoricamente il miglioramento della qualità della vita indipendente dalla meccanica respiratoria polmonare.
In conclusione, lo studio ha valutato l'efficacia dello strength training periferico nell'asma grave, dimostrando incrementi significativi della sola forza muscolare senza effetti additivi sulla qualità della vita o sulla tolleranza allo sforzo rispetto al solo allenamento aerobico. Data la regressione di tutti i benefici clinici al baseline dopo 12 mesi, le prospettive future dovranno focalizzarsi sullo sviluppo di protocolli di mantenimento a lungo termine e sull'impiego di outcome più specifici per intercettare l'impatto sistemico del condizionamento muscolare.
Bibiografia
1. Toennesen LL, Soerensen ED, Hostrup M, et al. Feasibility of high-intensity training in asthma. Eur Clin Respir J 2018;5:1468714.
2. Freitas PD, Ferreira PG, Silva AG, et al. The role of exercise in a weight-loss program on clinical control in obese adults with asthma. A randomized controlled trial. Am J Respir Crit Care Med 2017;195:32-42.
3. Eichenberger PA, Diener SN, Kofmehl R, et al. Effects of exercise training on airway hyperreactivity in asthma: a systematic review and meta-analysis. Sports Med 2013;43:1157-70.


